sabato 9 ottobre 2010

Secondo me, la prima cosa per riuscire a scrivere è avere lo schienale della sedia libero. Io l'ho appena liberato, quindi ora posso iniziare.
Stamattina all'entrata c'erano dei fogli protocollo legati insieme, credevo fossero compiti in classe appartenenti a mia madre. Ero curiosa di vedere quanto fosse stata sterilmente precisa nel valutarli, quando ho realizzato che erano invece erano delle presentazioni personali. Mia madre ha fatto scrivere ai suoi alunni una presentazione di sè. Non che di solito mi incuriosisca molto la vita degli altri, sono troppo occupata a crucciarmi della mia. In ogni caso ho iniziato a leggere. Non so, sono andata a scuola come se avessi vissuto un'esperienza di tipo mistico-trascendentale.
E' che erano vita, quei racconti; sembravano favole per poveri e invece erano veri, e per questo erano belli.
"Mi chiamo Maria Francesca e ho quattordici anni, ho frequentato la scuola media del mio paese e adesso sono in questa scuola. In famiglia siamo quattro: papà fa il magazziniere, mamma la babysitter, e poi ci siamo io e mia sorella Lorenza che fa la scuola elementare al mio paese."
Mi sono fermata a pensare a questi ragazzi, appena quattordicenni nella scuola nuova; alle loro aspettative e ai loro sogni.
"...ho scelto questa scuola perchè mi piacerebbe tanto fare la maestra, infatti amo molto i bambini e vedo che loro stanno bene con me"
Ho pensato a chi vorrebbe studiare e forse non ne avrà la possibilità, una ragazza uscita con l'otto dalla scuola media che probabilmente finirà per aiutare la mamma al banco della frutta. Mi ha colpito soprattutto il loro senso di giustizia, non pensano minimamente che il destino possa essere diverso da ciò che si prefigurano o ciò che è stato già delineato per loro. Mi ha colpito il senso della semplicità, il piacere di stare in famiglia, una ragazza si vanta "ho tre sorelle e due cognati, ci vogliamo molto bene". Chissà, forse la felicità sta nell'avere due cognati, forse ho sbagliato un po' di conti dall'alto della mia torre d'avorio.
"Mi chiamo Mariangela e ho quindici anni, ho frequentato la scuola media statale della città e adesso mi sono iscritta a questa scuola. I miei hobby sono ascoltare musica, uscire e scherzare con gli amici, e quando ne ho la possibilità mi piace tanto andare a cavallo. Mi piace molto studiare, infatti alla scuola media andavo bene, poi però nell'ultimo anno mi è venuta una malattia che purtroppo ho ancora adesso che non mi ha consentito di andare a scuola, infatti sono stata bocciata e ho dovuto ripetere l'anno, e l'anno scorso sono uscita con sei. Per questo adesso con la scuola sono messa molto ma molto male"
Con questa ho dovuto smettere. Mi sono sempre ritenuta molto aristocratica nelle mie faccende, raramente mi vengono queste crisi di carattere nazional-popolare, ma credo che quei dieci minuti passati a leggere le vite di questi ragazzi siano stati il tempo meglio speso della giornata. Comincio a capire Verga che diceva che la bellezza sta nell'umiltà e nella verità, mi chiedo se lui scrivendo la sua "Nedda" abbia provato la stessa emozione che ho provato io con la storia di Mariangela e gli altri ragazzi.
Tutti hanno il diritto di essere ragazzi.
E a nessuno interessava delle mie divagazioni romantiche della giornata, ma mi piace pensare che sia stato un momento di una certa rilevanza. E se avete madri insegnanti e presentazioni sottomano, leggetele. A volte un po' di verità fa bene al cuore.

giovedì 7 ottobre 2010

numero uno.

Oggi ti ho vista:
avevi un colore simile a quello degli angeli.
Hai lasciato un'impronta nella mia giornata,
per sopravviverle mi sono nascosta nel suo calco.
Era per dirti di scegliere me,
di trasformarmi nei tuoi sorrisi di domani .
dimmi che i tuoi occhi me li han ridati sempre,
come fiori regalati a maggio e restituiti in novembre .